giovedì 27 novembre 2008

Mille iniziative.

La comunità militante vi invita a partecipare alle prossime iniziative in cantiere: presentazione di libri, conferenze e dibattiti pubblici, azioni sociali.
In arrivo per Dicembre tanto materiale: musica, abbigliamento, libri.
Tenetevi in contatto :-)

mercoledì 29 ottobre 2008

Comunicati sugli scontri corteo studentesco di Roma.

"Caricati i ragazzi del blocco studentesco da alcuni studenti antifascisti"

29 Ottobre ore 11.30 - Mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro "ne rossi ne neri solo liberi pensieri" per condannare l'episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco. "rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti" commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.

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Blocco Studentesco: "L'aggressione degli antifascisti ha causato due feriti fra i nostri ragazzi"

ore 11.45 - "E' stato il Blocco Studentesco ad essere aggredito dagli antifascisti universitari presenti al sit-in sotto il senato. Due nostri ragazzi sono rimasti feriti." "Alcune agenzie riportano i fatti in maniera distorta, addossando addirittura la responsabilità al Blocco Studentesco" proseguono "ma abbiamo filmati che pubblicheremo su youtube e su facebook che come al solito dimostreranno una realtà ben precisa: gli scontri e le divisioni fra studenti sono fomentate dagli antifascisti che non accettano che nella protesta studentesca ci sia unità generazionale fra ragazzi di destra e di sinistra."

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Scuola: Studenti: "Blocco Studentesco caricato nuovamente da antifascisti organizzati: numerosi feriti"

ore 12.00 - "Siamo stati nuovamente caricati da un centinaio di antifasciti organizzati con bastoni e caschi" "Molti dei nostri sono rimasti feriti per mano degli antifascisti" la vicenda si è svolta sotto gli occhi attoniti di tutti gli studenti romani e di numerosi giornalisti. "Il tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti escludendo il Blocco Studentesco prosegue con una ferocia inaudita da parte degli antifascisti" proseguono gli esponenti del Blocco. "Per spaccare il fronte degli studenti non è arrivata la auspicata polizia di Berlusconi, ma la violenza antifascista".

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Oggi 29 Ottobre, intorno alle ore 11, mentre si svolgeva il corteo di protesta degli studenti sotto al senato, i ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati da sedicenti studenti antifascisti un pò troppo avanti con l'età, che volevano escluderli dalla manifestazione.

Alle cariche sono seguite le proteste di tutto il corteo per questo tentativo di esclusione di una parte di studenti dalla protesta anti-gelmini. Gli studenti in piazza hanno cominciato ad intonare il coro "ne rossi ne neri solo liberi pensieri" per condannare l'episodio di violenza contro i ragazzi del blocco studentesco.

"Rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti" commentano i ragazzi del Blocco Studentesco.

L'aggressione premeditata ha lasciato due ragazzi del blocco studentesco feriti.

"Alcune agenzie riportano i fatti in maniera distorta, addossando addirittura la responsabilità al Blocco Studentesco" proseguono "ma abbiamo filmati che pubblicheremo su youtube e su facebook, unici media liberi, che come al solito dimostreranno una realtà ben precisa: gli scontri e le divisioni fra studenti sono fomentate dagli antifascisti che non accettano che nella protesta studentesca ci sia unità generazionale fra ragazzi di destra e di sinistra."

Intorno alle 12, inoltre, i ragazzi del Blocco Studentesco, sono stati nuovamente caricati da un centinaio di antifasciti organizzati con bastoni e caschi.

"Molti dei nostri sono rimasti feriti per mano degli antifascisti" la vicenda si è svolta sotto gli occhi attoniti di tutti gli studenti romani e di numerosi giornalisti.

"Il tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti escludendo il Blocco Studentesco prosegue con una ferocia inaudita da parte degli antifascisti" proseguono gli esponenti del Blocco.

"Per spaccare il fronte degli studenti non è arrivata la auspicata polizia di Berlusconi, ma la violenza antifascista". Cossiga docet.

Casapound Italia

martedì 21 ottobre 2008

Aiutiamo Patrizia

http://aiutatepatrizia.jimdo.com/

Ti Ti Ti TI

A te che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te che hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
RINO GAETANO

sabato 11 ottobre 2008

PRESENTE.


E' morto questa mattina Jorg Haider, leader della destra autriaca.
LA TERRA TI SIA LIEVE.

sabato 4 ottobre 2008

perchè mi va!

Il vascello del Blocco Studentesco approda nelle università.


E' mattina presto quando il Blocco Studentesco attracca nei porti delle università romane.
E' mattino presto quando il fulmine cerchiato passa di mano in mano tra gli universitari.
Una nuova ciurma è nata e il suo primo viaggio è stato indimenticabile.

Buona Fortuna, a tutti noi.

lunedì 29 settembre 2008

venerdì 12 settembre 2008

martedì 9 settembre 2008

CATANIA - il nucleo militante "Figli di Jera" gemellato con la comunità militante della Santabarbara

"Il nucleo militante e circolo poetico “Figli di Jera” di Catania nella persona del suo responsabile territoriale, forte dell’amicizia con la Libreria non conforme SantaBarbara di Ferentino (FR) e sicuro del loro cameratismo e della loro lotta, di comune accordo ha deciso di gemellarsi e di battersi insieme per dare un contributo alla nazione e al proprio territorio, creando nel tempo qualcosa di duraturo e concreto." è quanto si legge in un comunicato odierno diramato dalla comunità catanese. "Il nostro bivacco, come chiamiamo la nostra struttura, si apre anche alle esperienze e alle lotte del circolo catanese, con il quale sapremo sviluppare iniziative e azioni di rilievo sia dal punto di vista sociale e politico, sia da quello culturale" continua una nota della comunità militante della Libreria Santabarbara.
"E' una grande soddisfazione oltre che un grande onore poter interagire tra realtà tanto dievrse quanto unite da uno stesso fine e da una stessa Idea" conclude la comunità militante ciociara.

venerdì 5 settembre 2008

Attentato al CFCB:Accertare le responsabilità,solidarietà al circolo.

Nella notte tra il 4 e il 5 settembre la sede del Circolo Futurista
Casal Bertone a Roma in via degli Orti di Malabarba, è stata
incendiata riportando ingenti danni soprattutto all'esterno.
Le fiamme sprigionandosi hanno raggiunto il primo piano della
palazzina dove vivono molte famiglie romane. La serranda e la facciata
sono stati seriamente danneggiata e solo il dispositivo antincendio
non ha permesso alle fiamme di devastare tutto il locale.
Sulla serranda compare anche una scritta contro il Responsabile del
Circolo Mauro Antonini, non lasciano dubbi sulla matrice del vile
gesto.
"Ecco i frutti avvelenati dell'odio di Russo Spena e dei suoi
compagni" - così Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound Italia,
sull'attentato - "Dopo la conclusione fallimentare del loro periodo di
governo, dopo aver deluso le aspettative di lavoratori, precari,
giovani, studenti ed anziani, dopo aver ricevuto una sonora bocciatura
dal popolo, si aggrappano disperatamente al vecchio caposaldo
dell'antifascismo, ricollegando strumentalmente fatti di sangue che
con la politica centrano poco e nulla, all'attività di tutte quelle
centinaia di ragazzi che, privi di un feroce indottrinamento e scevri
da clientelari condizionamenti politici, si impegnano ognni giorno e
senza alcuna contropartita".
Casapound Italia solo nell'ultima settimana, mentre i vari Russo Spena
erano impegnati a togliere la sabbia dal risvolto dei pantaloni,
presidiavano l'ambasciata Birmana per protestare contro il genocidio
del popolo Karen e l'ambasciata Russa per dimostrare vicinanza al
popolo Osseo attaccato dai mercenari georgiani.
Continua Iannone "Indefinibili sono le parole della madre di Renato
Biagetti, la quale si permette di collegare fatti di strada con
l'esperienza delle occupazioni non conformi e di quelle a scopo
abitativo, colpevoli sono le parole di tutti coloro che soffiano sul
fuoco dell'antifascismo; loro sono i mandanti morali di questo attacco
che avrebbe potuto costare la vita a ragazzi e privati cittadini
residenti nello stabile, dato che le fiamme sono arrivate al primo
piano del palazzo".
Conclude Mauro Antonini, responsabile del circolo augurandosi che "la
stessa solidarietà mostrata nei confronti del giovane aggredito pochi
giorni fa a San Paolo, venga ora espressa dal Sindaco nei nostri
confronti e nei confronti di tutti gli abitanti che hanno vissuto una
notte di terrore".
"L'amministrazione comunale di Roma stigmatizzi quest'atto violento della sinistra capitolina, il silenzio del sindaco sarebbe preoccupante, e le autorità facciano luce su questa tragedia sfiorata. Al circolo futurista, struttura importantissima di CasaPound Italia, giunga la solidarietà dai militanti della nostra provincia" è quanto dichiara in una nota la la federazione provinciale di CPI.

domenica 17 agosto 2008

Monaco Mia.


Senza sogni resterai
sotto il ponte guardando
il fiume che scorre
fluente.

In un sogno viaggerai
sotto il sole di Spagna
con un soffio
poi
sulle Terre d'Irlanda,
uno sguardo e odor di Provenza,
un sospiro e occhi cerchiati
di guerrieri braccati,
un cenno e cento cavalli
su per il monte la sola salvezza.

E un canto.
Un canto di donna
che mai cercasti
ma che adesso vorresti
un canto,
un vino rosato,
il sogno opaco svanisce
e ti desti
sudato.

Un sogno è finito
e cento sogni t'han rubato,

ciò che cerchi è svanito
scomparso
trascinato
dalla corrente del fiume,
che tutto prende,
che tutti i sogni raccoglie
e poi disperde.

Massimiliano Macera

martedì 12 agosto 2008

Consigli per la lettura.

Raccolta di saggi sul genio poetico ed economico di Ezra Pound, il poeta americano che aderirà al fascismo e per questo venne internato in un manicomio criminale.
Disponibile, chiedi info.

lunedì 11 agosto 2008

5 attivisti di "Students for a Free Tibet" arrestati in Cina.


Pechino, 10 ago. (Adnkronos) - Cinque persone, due statunitensi, due canadesi ed una tibetana, sono state arrestate dalla polizia cinese in piazza Tiananmen, a Pechino, mentre manifestavano per l'indipendenza del Tibet. Altre cinque, tutte canadesi, sono state trattenute e interrogate da agenti in un albergo della città. Lo riferisce il gruppo newyorkese Students for a Free Tibet.

Tra i fermati in Piazza Tiananmen c'è il fondatore del gruppo, lo statunitense John Hocevar, già presente il giorno prima ad un'altra protesta dell'organizzazione nello stesso luogo. Il gruppo aggiunge di non sapere né come stiano né dove si trovino ora i cinque arrestati.

Students for a Free Tibet ha diffuso un Video come prova dell'episodio. Nel filmato, agenti della polizia cinese bloccano i cinque manifestanti e trascinano almeno due di loro in un negozio al margine della piazza; uno dei manifestanti srotola, fuori dal negozio, una bandiera del Tibet e urla 'Tibet libero' mentre, all'interno dell'esercizio, una giovane viene trascinata sul pavimento. Quest'ultima è stato identificata come una ragazza tibetana, proviente dalla Germania, di 21 anni, Padma-Dolma Fielitz, che prima di manifestare avrebbe detto: "Oggi protesto per dire al mondo che, mentre fissa ipnotizzato i Giochi Olimpici della Cina, lo stivale dell'oppressione cinese sta schiacciando la mia gente". "Tutto è durato circa cinque minuti", ha raccontato per telefono all'agenzia d'informazione tedesca Dpa un membro di Students for a Free Tibet, Sophia Conroy, da New York.

Altre proteste erano state bloccate dalla polizia cinese nei giorni scorsi. Ieri in piazza Tiananmen sono stati arrestati cinque membri di gruppi pro-tibetani, hanno riferito nello stesso giorno John Hocevar e altri attivisti. Venerdì sera, invece, sono stati bloccati tre manifestanti che avevano mostrato bandiere tibetane vicino l'Olympic Green. Hocevar sottolinea una differenza fra i due episodi: nel primo i poliziotti locali e i paramilitari in uniforme cinesi hanno lasciato che ad intervenire fossero agenti in borghese, che hanno portato via gli attivisti dopo circa dieci minuti, mentre venerdì l'intervento era stato immediato, tanto che i manifestanti "erano stati atterrati in meno di un minuto".

Sempre sabato due manifestanti locali pro-tibet sono stati buttati fuori da una gara equestre olimpica ad Hong Kong dopo aver srotolato una bandiera del Tibet.

Mercoledì altre proteste bloccate. Due attivisti degli Stati Uniti e due della Gran Bretagna sono stati fermati dopo che i britannici avevano srotolato in cima a un palo della luce alto 40 metri, vicino all'Olympic Green, un enorme striscione invocante l'indipendenza del Tibet. I quattro sono stati espulsi dal Paese, come anche i tre manifestanti fermati venerdì, ha riferito la Campagna per il Tibet Libero. Nel pomeriggio dello stesso giorno tre attivisti anti-aborto statunitensi hanno tenuto un breve sit-in ai bordi di piazza Tiananmen, secondo quanto riferito dai media di Stato.

Il Boss di Tiblisi.


Di Maurizio Blondet Quando si distruggono gli imperi - anche cattivi - quel che riempie il loro vuoto è sempre peggio. La scomparsa di un impero lascia sempre una zona di instabilità, a volte per secoli (il Medio Oriente in fiamme è un esito della scomparsa dell’impero ottomano) e il motivo è ovvio. Al posto del «comando» imperiale, che è sempre in qualche misura responsabile, pretendono di «comandare» capi locali, provinciali o addirittura tribali, retrogradi, avventuristi e irresponsabili fino all’infantilismo. I nuovi «comandanti» salgono in cattedra di fronte al mondo, fanno la voce grossa, si sentono finalmente «liberi» e «sovrani». In realtà, sono solo vermi che pullulano dentro la grande carcassa dell’impero morto.
Mikhail Saakashvili, portato al potere da una «rivoluzione delle rose» interamente pagata dalla CIA (il fatto è ampiamente documentato) è stato votato dai georgiani - cinque milioni in tutto, una provincia - perchè era il più nazionalista di tutti loro. Immediatamente, aizzato da Washington, costui ha chiesto l’adesione alla NATO. Altrettanto immediatamente, ha vietato la lingua russa ed ha abolito da tutte la scritture pubbliche e private i caratteri cirillici; ma non per sostituirli coi caratteri latini che si usano alla NATO, bensì con un alfabeto georgiano arcaico, prima reperibile solo in qualche antica lapide e decifrabile solo da qualche archeologo specializzato, e quasi certamente sconosciuto alla maggioranza assoluta dei georgiani stessi.
Dunque, se il mondo deve occuparsi della Georgia, che impari la lingua e l’alfabeto kartuli (si chiama così, dal nome di un eroe mitico-capostipite). Saakashvili è riuscito a dare realizzazione al sogno o delirio che Bossi si limita covare, restituire i lombardi all’alfabeto celtico, un alfabeto magari di sua invenzione durante una notte di sbornie? I secessionismi e i particolarismi si nutrono sempre di qualche delirio arcaico.
Siccome quello di Saakashvili è un secessionismo compiuto - un modello - sarà dunque istruttivo anche per i lombardi studiarne l’esito.
A pochi mesi dalla sua elezione trionfale, Saakashvili ha trasformato la «democrazia» pagatagli dalla CIA in una dittatura personale; più precisamente, nella dittatura della sua tribù materna - letteralmente, il clan tribale di sua madre - ai cui membri ha distribuito cariche, favoritismi e mazzette della corruzione dilagante.
Nel novembre scorso, ci sono state dimostrazioni di piazza contro il dittatore tribale; i neo-cittadini già ne hanno abbastanza del Gran Kartulo; ma Saakashvili ha scatenato contro i concittadini kartvelebi (così d’ora in poi si devono chiamare) le sue guardie pretoriane, dotate di inusitata ferocia e di armamento e addestramento pagato da Washington. Tipico dei vermi che pretendono di «comandare» agitandosi nella carcassa di un impero putrefatto è dichiararsi vittime storiche dell’impero defunto: benchè abbia dato la nascita a Stalin, ed abbia sempre avuto georgiani nel CC del PCUS, la nuova Georgia si dichiara innocente del sovietismo. Non c’entra, non c’è mai entrata, l’ha sempre combattuto scrivendo di nascosto in kartuli.
Naturalmente, i vermi prediligono la storia antica (specie quella così antica da non aver lasciato tracce, come i Celti in Lombardia) rispetto a quella recente. Così, la Georgia nuova ha deciso di ignorare il fatto che 70 anni di unità sovietica hanno mescolato popolazioni e ha creato - soprattutto - una essenziale dipendenza economica delle piccole regioni dell’impero dalle più grandi.
La Georgia contribuiva all’impero sovietico con due prodotti di cui non sfuggirà l’importanza strategica: una produzione di vini di seconda qualità che solo il cittadino sovietico trovava bevibili (sempre meglio dell’antigelo per motori), e una certa acqua minerale Borzhomi. Saakashvili ha preteso che Mosca continuasse a importare i suoi vini e la sua acqua minerale, allo stesso tempo dichiarandosi indipendente dalla Russia da cui importava tutto il resto, a cominciare dal petrolio con cui riscalda le case georgiane nei rigidi inverni. E pretendeva che i cittadini di lingua russa, messi in Abkhazia e in Ossezia nel grande tragico rimescolamento di popoli staliniano, imparassero il kartuli e inneggiassero al clan di sua mamma.
Su un altro punto il Bossi kartuli è molto più concreto del nostro Saakashvili «padano»: il nostro straparla di «fucili» e «proiettili», il georgiano ha speso il 70% del prodotto interno lordo del suo Paese di 5 milioni di abitanti in miseria, in armamento pesante (1). Si è fatto un esercito di 17 mila uomini; ne ha mandati 2 mila in Iraq a fianco dell’Alleato Americano; ciò allo scopo di trascinare, poi, l’Alleato Americano nella guerra che intende sferrare contro la Russia, perchè questo è il suo scopo ultimo.
Giudicate voi: è o non è una Grande Politica Mondiale? Il particolarista perfetto, per quanto provinciale e tribale sia, ha infatti ambizioni mondiali. Nel caso, scatenare la guerra atomica fra due superpotenze. E’ così che i vermi secessionisti si sentono grandi; provocando grandi disastri.
Il guaio è che Saakashvili ha trovato l’appoggio dell’altra demenza, quella che impera a Washington. La quale ha usato la Georgia come zona di transito del petrolio del Caspio, che non vuol far passare dalla Russia: le condutture della pipeline Baku-Tbilisi-Ceyhan, finanziate da BP, Total ed Eni, servono allo scopo, e dovevano fornire al capo kartuli un flusso di royalty un po’ più sostenuto dell’export di vinello e acqua minerale, da distribuire alla tribù materna.
Washington preme per far entrare la Kartulia nella NATO; l’Europa non dice di no, ma nicchia, e trascina i piedi; Washington brucia le tappe e organizza una esercitazione militare congiunta con truppe americane e truppe kartuli in territorio kartuli, a ridosso della Russia; questa esercitazione è avvenuta ed è finita solo il 31 luglio, dunque pochi giorni fa (2) e si è chiamata, per volontà del Pentagono, «Immediate Response» (vedi «Provocazioni contro Mosca», EFFEDIEFFE.com, 21 luglio). Una chiara provocazione ai russi, dopo il piazzamento dei missili in Polonia e la minaccia di espellere la Russia dal G-8.
Ciò ha chiaramente incoraggiato nei suoi progetti il Gran Kartuli. Saakashvili ha preso l’iniziativa dell’aggressione: ha mandato le sue truppe a bombardare l’Ossetia russofona, ed è apparso in TV tenendo dietro le spalle la bandiera stellata dell’Unione Europea di cui non fa parte, con accanto il vessilo della NATO di cui non è membro. Ha fatto tappezzare Tbilisi, la sua capitale, di manifesti dove appare a fianco di George W. Bush.
Come tutti i Bossi, anche lui vive in un mondo di fantasia, di ampolle sacre su sacri fiumi, di antichi eroi kartuli del 12mo secolo o dell’età della pietra. Saakashvili si frega le mani: adesso gli americani interverranno a fianco del loro più forte alleato, Mosca ha i giorni contati. Ordina a Washington: rimandatemi i 2.000 uomini che vi ho spedito in Iraq, ora mi servono per marciare su Mosca.
Probabilmente nessuno ha tradotto in caratteri kartuli una frase di Kissinger, che dovrebbe essere invece scolpita molto in grande a Tbilisi: «Nessuna grande potenza si suicida per un alleato minore» (a meno che non si chiami Katz). Anzi, due frasi di Kissinger. La seconda è: «Nessuna grande potenza si ritira per sempre». Parecchie decine di carri armati russi occupano la Sud Ossezia. Navi russe nel Mar Nero si predispongono a chiudere Kartulia in un blocco navale (3).
Saakashvili è scomparso in un bunker. L’aiuto che riceve è un po’ di propaganda: ecco, vedete com’è cattivo Putin, dice Bush, e ripetono i Frattini europoidi, e tutti i media coi loro camerieri e ragazzi-spazzola.
Devo dire che la propaganda non resta senza effetto sulla stupidità egemone. Una mia amica altolocata, che lavora per l’ONU, mi telefona tutta indignata: Putin ha bombardato Tbilisi, una capitale straniera di uno Stato sovrano, violando il diritto internazionale; mentre Saakashvili, facendo strage in Sud-Ossezia, ha agito nel suo diritto, perchè il Sud-Ossezia è territorio georgiano, un «affare interno».
Provo a rinfrescarle la memoria: ha presente che gli USA hanno invaso e stanno occupando due Paesi che non gli hanno mai dichiarato guerra nè mai costituito una minaccia per Washington? Riesce, con uno sforzo, a ricordare che solo due anni fa, Israele ha bombardato la capitale di un Paese sovrano che pare chiamarsi Libano, devastandolo dalle fondamenta, con la scusa che doveva liberare quattro (dicesi quattro) soldatini israeliani catturati mentre penetravano in territorio libanese? E’ in grado di ricordare che un Paese che non ha mai aggredito nessuno, di nome Iran, è perennemente minacciato di attacco preventivo perchè sta sviluppando un’industria nucleare civile, cui ha diritto come firmatario dei Trattati di Non-Proliferazione? Viene forse invocato in questi casi il diritto internazionale?
La risposta è: «Scusa, devo lasciarti perchè ho ospiti». Le signore dell’ONU hanno sempre ospiti nelle loro ville con piscina. Aperitivi, rinfreschi, alta società.
Così, non riesco a cominicarle la mia ultima frase: dall’11 settembre 2001, la società Bush & Katz ha inaugurato una nuova fase storica globale. La fase in cui la violenza «è» il nuovo diritto internazionale. E’ una fase nuova ma anche un grande ritorno dell’arcaico, la forza che crea il diritto.
L’invasione non provocata e non motivata legalmente di Afghanistan (occupato da sette anni) e Iraq (occupato da quattro), come il bombardamento del Libano hanno creato un precedente giuridico internazionale. Di cui anche all’ONU si dovrebbero soppesare tutte le conseguenze.
Naturalmente, la risposta di Mosca al Gran Kartuli - risposta adeguata nel quadro della nuova legalità internazionale - apre una fase pericolosa. Per noi europidi, che riceviamo dalla Russia il 25% del nostro fabbisogno energetico, per i nostri serbatoi e per i nostri riscaldamenti invernali: perchè noi europei abbiamo lasciato che la ditta Bush & Katz ci separassero fisicamente dal fornitore russo, lasciando che costituissero Stati-cuscinetto come l’Ucraina, la Polonia, e la Kartulia.
Pericoloso per l’Iran (e dunque ancora per i nostri serbatoi e caloriferi), visto che la confusione nell’area di instabilità avvicina la tentazione di Katz di attaccare Teheran approfittando della confusione stessa. Negli scorsi giorni, due nuove portaerei USA, e un altro cacciatorpediniere americano «accompagnato da due navi israeliane» (4) non identificate sono entrati nel Golfo Persico, ad aggiungersi alla densa zuppa di flotte da guerra che Bush & Katz mantengono da mesi davanti alle coste iraniane; c’è da chiedersi come riescano a manovrare nello stretto di Ormuz.
Mai siamo stati così vicini ad un gravissimo conflitto. Di cui non dobbiamo dimenticare di ringraziare i Solana, i Barroso, i Frattini, che si tengono stretti all’«alleato» che congiura alla nostra rovina come europei, anzichè formare una solida partnership europea con Mosca, dettata dal nostro reciproco destino manifesto. La guerra fredda non è stata mai così vicina a diventare rovente dai tempi della crisi di Cuba; allora l’impero sovietico si mostrò responsabile; oggi l’impero non c’è più, e nemmeno lo stesso grado di responsabilità. E’ questo il vuoto che lasciano gli imperi spaccati.
Di una sola cosa siamo (quasi) certi: la guerra non si espanderà partendo dalla Georgia. Lì, ha ragione Lavrov, il conflitto è e resta «limitato». Bush & Katz non alzeranno un dito per il loro servo Saakashvili. E’ limitato in tutto e per tutto (5).
Almeno una consolazione ci resta: quest’inverno, nel gelo del razionamento, non dovremo studiare al lume di candela l’alfabeto kartuli. Forse gli stessi georgiani tornerannno ai caratteri cirillici.

domenica 10 agosto 2008

Saakshvili servo sciocco del criminale bush


Di Biagio Cacciola. Il necrofilo Bush avra' sulla sua coscienza macabra,oltre le centinaia di migliaia di morti irakeni, anche le migliaia di civili dell'Ossezia del sud uccisi dalle truppe georgiane che hanno sconfinato in Ossezia del Sud.Il fantoccio di Tiblisi,su suggerimento dei consiglieri CIA che stazionano nel suo sventurato Paese,ha scatenato una guerra lampo per 'riprendersi' l'Ossezia,come se La Serbia ,tanto per capirci,avesse dichiarato guerra al Kossovo. Semplicemente irresponsabile.Ma Bush voleva regalare al suo servetto sciocco una Nazione che forse neppure sa che esiste, con le sue tradizioni,la sua lingua, il suo popolo, il suo orgoglio. La punizione per lo sciagurato fantoccio di Tiblisi e' stata immediata:Putin stesso ha coordinato la resistenza degli osseti e il bombardamento ,devastante, sulle infrastrutture della Georgia.Ora il fantoccio e il suo mentore Bush reclamano un armistizio. Forse l'animo generoso di Putin e Medveivev glielo concedera'.La lezione puo' bastare.La Russia non e' l'Iraq...

News.

Dall'11 agosto tante novità e nuovi libri ti attendono alla Santabarbara.

martedì 29 luglio 2008

Zang.


Cronache irakene.

E' un fatto che la polveriera irakena sia esplosa dopo l'invasione statunitense. Un Paese governato dal Baath e che, con una costante opera di laicizzazione dello stato, era al riparo dal fanatismo religioso che invece oggi insaguina l'Iraq.
A diversi anni dall'esportazione della democrazia da parte delle forze cosiddette occidentali, l'Iraq ha subito mutamenti repetini e violenti: un Paese tribale che vede accentuare la frammentazione sociale, la ripresa degli attentati, la progressiva scomparsa delle centenarie comunità cristiane, la messa al bando di strutture politiche che invece potevano essere in grado di risollevare l'Iraq, la costante presenza statunitense in un'area del mondo delicata. Tareq Aziz, illuminato e importante dirigente dell'Iraq di Saddam, rischia oggi l'esecuzione capitale. Giudicato dal tribunale-farsa degli invasori, senza alcuna possibilità di difesa, in un processo pilotato e già scritto, Tareq Aziz (per anni ponte tra le comunità dell'islam "moderato" e le comunità caldee cristiane) sarà condannato a morte.
Ci opponiamo a questa deriva democratica che impone la morte senza alcuna possibilità di difesa.
Ci opponiamo a questa farsa, riaffermando il diritto ad un processo giusto ed equo, indipendente e rispettoso della sovranità nazionale oggi messa a dura prova da un governo fantoccio istituito dagli americani.
Non solo, quindi, "No alla pena di morte per Tareq Aziz". Ma: "Tareq Aziz libero subito".

sabato 26 luglio 2008

venerdì 25 luglio 2008

Consigli sotto l'ombrellone.

Un libro da portarvi in vacanza. "Tortuga, l'isola che (non) c'è" di Gabriele Adinolfi.

martedì 22 luglio 2008

English Style






Umbro, marchio sportivo inglese, attuale sponsor tecnico ufficiale della Football Association e della FA Cup, oltre che essere sponsor storico della Nazionale di calcio inglese.
Trovi queste polo alla Santabarbara.

domenica 20 luglio 2008

Sostieni la comunità e vinci tuttoquesto.

TRARIFFERAFF, solo così potrai vincere il DVD degli ZetaZeroAlfa, il libro-rivista-fumetto A19 e 15€ di materiale a scelta. Passa a Santabarbara e
chiedici come fare. Temi, l'idea delle profonde oscurità dell'abisso?

Il passo delle oche di A.Giuli

Disponibile, richiedi info.
Il passo delle oche è l'andatura oscillante e senza metodo di un partito concepito molto prima del 1995: un viaggio nell'universo politico, culturale, antropologico ed estetico della destra postfascita italiana, nata nel 1995 dallo scioglimento del Movimento Sociale Italiano e dalla nascita di Alleanza Nazionale. Il passo delle oche è l'incedere dei figli di Giorgio Almirante e del cieco sradicamento da un passato orgoglioso e catacombale. Il passo delle oche è anche il frutto di un'ubriacatura politica che ha travolto le menti di una classe dirigente scaraventata nel fuoco del potere senza i mezzi per reggerne il bagliore. Alessandro Giuli racconta un passato che non passa, guardando alle tribolazioni identitarie di un mondo che non ha ancora sciolto i nodi della propria natura e della propria vera funzione: l'uso del potere, il leaderismo, l'estetica, l'antropologia del quotidiano postfascista. Nello stesso tempo ritrae anche l'universo dei militanti che, quasi a dispetto dei propositi della dirigenza politica del partito, non paiono essersi molto allontanati da un mentalità che si riconosceva sotto il segno dei Ray-Ban o degli stivaletti a punta, o aveva come letture obbligate i testi di Evola o Junger... Il ritratto di coloro che, delusi e scettici, guardano con diffidenza il nuovo corso della destra finiana: l'altra metà oscura del bipolarismo ideologico italiano. Alla vigilia del probabile ingresso nel Partito popolare europeo, Fini e i suoi portano con sé il marchio di un partito che non è piú nazionale ma non sa essere apolide, non piú ghibellino ma nemmeno guelfo, occidentale per comodità e di destra per mancanza d'altro. Sopra questa incompiutezza An ha seminato la propria transizione da un passato impresentabile a quel nulla imbellettato di modernità chiamato postfascismo.
tratto da bol.it

venerdì 18 luglio 2008

Da oggi Santabarbara è anche fumetteria

Fumetti nuovi e usati, Tex, Diabolik, Dampyr e molti altri albi vi aspettano presso la libreria non conforme Santabarbara.

mercoledì 16 luglio 2008

In edicola Dampyr di Giugno.

Al di là della nebbia, si odono a volte strani suoni distorti. La leggenda dice che là dietro c’è uno shtetl, un antico villaggio ebraico risparmiato dalla furia nazista grazie alla magia del grande rabbi Eleazar... Si può entrare nel villaggio di Radzin solo una volta all’anno, a patto di trovare il sentiero giusto e di evitare i suoi guardiani maledetti: i “cento cavalieri” dell’atamano cosacco Bogdan il Nero! Laggiù, pare, si sono rifugiati i due ragazzi fuggitivi con la swastika concupita sia da Harlan che dai Lupi Azzurri. A Radzin si svolgerà uno scontro sanguinoso... Peccato che nel villaggio incantato la violenza sia bandita: chi la pratica viene disintegrato e scaraventato negli abissi dello spazio!...

martedì 15 luglio 2008

Buttafuoco: L'Ultima del Diavolo.

Disponibile, richiedi info.
Sua Eminenza Reverendissima, il cardinale Taddeo Reda di Giugliano, consigliere diplomatico della Santa Sede, è uno splendido principe di Santa Romana Chiesa. Uno di quelli fatti come una volta: molto nobile, molto capriccioso, molto snob, molto napoletano. E assolutamente al suo livello di uomo di gran mondo è il diavolo che si presenta a proporgli un patto davvero bizzarro. Nick Mac Pharpharel è infatti un demone di altissimo rango, che conosce alla perfezione Dante Alighieri nonché "le vele, gli sci, l'aoristo, gli ideogrammi, il sanscrito, i sacri testi, i cataloghi dei porno shop", oltre a ogni segreto della vita notturna newyorkese. Che cosa desidera il principe delle Tenebre dal principe della Chiesa? Una cosa da nulla: che venga definitivamente rovesciato dagli altari un santo del quale, peraltro, nessuno sa più niente. Si tratta del monaco Bahira, un eremita del deserto che a Bosra, in Siria, per primo riconobbe il segno della profezia nel ragazzino giunto con una carovana di Quraysh. Era Maometto quel giovane garzone, e che il profeta dell'Islam sia stato riconosciuto da un monaco cristiano attesterebbe quanto per alcuni è un'assodata certezza e per moltissimi uno scandalo insopportabile: l'iniziazione cristiana all'Islam. Occorre quindi cancellare ogni traccia di Bahira e soprattutto bruciare i papiri studiati dal santo, il libro sacro in cui si annuncia la venuta di un profeta tra gli arabi e che, seguendo un itinerario avventuroso attraverso i secoli e passando tra le mani di sovrani e condottieri, conferma quel legame di solidarietà profonda che si vorrebbe negare. Tutto questo mentre la Chiesa ortodossa persegue l'obiettivo contrario e tramite i propri emissari - il pope Pavel e la fascinosa dona Sabela, un'agente dei Servizi segreti russi - intende procedere alla santificazione di Bahira. Un thriller teologico, un sabba irriverente, scatenato, esilarante, questo romanzo di Buttafuoco. Avanti e indietro nello spazio e nel tempo, tra i grattacieli di New York e le capanne di santi eremiti strette d'assedio dai diavoli, tra le chiacchiere di alti prelati su terrazze di sciccosissimi ristoranti romani e il tintinnio di sacchetti pieni di anime dannate che i demoni agitano tra le dita come nacchere, una scorribanda "indiavolata" tra imam e asceti, cardinali e califfi, tentatori e tentati. Ma su tutto, sulla ridda grottesca di santi, umani e diavoli, sullo scandalo di Cristo e di Maometto come due raggi della stessa luce, emerge in queste pagine la commossa certezza che i libri allargano i confini e che la conoscenza e la comprensione uniscono i popoli almeno quanto l'ignoranza li divide e li avvelena.
tratto da unilibro.it

Consigli per la lettura.

Disponibile, richiedi info.
Di Biagio Cacciola. Il 1977 segna una profonda novità dello scenario politico italiano. La maschera del PCI, partito di
lotta e contemporaneamente di Governo cade in modo clamoroso con la cacciata di Luciano Lama
dall’università di Roma il 17 Febbraio. Infatti proprio quel giorno segna l’impossibilità per i comunisti di cavalcare contemporaneamente la tigre della maggioranza e quella dell’opposizione a fronte delle richieste del movimento giovanile di una scuola e di una università diverse. Il
sociologo, già politicamente corretto allora, Franco Ferrarotti scrisse sul Corriere della Sera che quello che era accaduto all’universià di Roma era oggettivamente di matrice neofascista. Di fronte a
questa accelerazione avevamo ancora un partito come l’MSI, a cui pure il Fuan faceva riferimento, cristallizzato su posizioni di immobilismo quasi totale. La politica di Giorgio Almirante aveva subito un progressivo deterioramento con la sconfitta del 1976 e la nascita del partito scissionista
denominato Democrazia Nazionale. Il Fuan che aderiva al partito con uno statuto autonomo
diversificò la sua posizione non accettando una rendita giovanile nostalgica e parafascista a
differenza delle altre organizzazioni ,comprese quelle nel partito. Il Fuan ruppe i vecchi dettati del neofascismo giovanile, riconoscendo che la spinta del ’68 ,sostenuta in parte da forze
nazionalpopolari,anche se esaurita nella sua fase innovativa, aveva aperto squarci di novità su un
mondo come quello della politica italiana arroccato a difesa di poteri e privilegi.
Di fronte a tutto questo fu uno choc l’intervista che feci al periodico il Settimanale. In quel tempo in cui era difficile per i capi storici dell’MSI andare sui giornali l’attenzione per il sottoscritto si era manifestata già con un articolo dell’Espresso e ora l’intervista al giornale di Pietro Zullino
sconvolgeva i vecchi schemi destra-sinistra che per molto tempo avevano cristallizzato la politica
giovanile italiana e ancora di più la politica politicante... L’intervista iniziava testualmente con
l’affermazione,da parte del giornalista Paolo Nasso, che “i giovani del Fuan l‘organizzazione
universitaria dell’MSI, tentano con qualche successo di recuperare credibilità e spazio politico. La
loro nuova posizione li porta di fatto affianco degli indiani metropolitani e di quelle organizzazioni
studentesche che rifiutano la leadership marxista e che perciò hanno messo fuori dal movimento le organizzazioni che ufficialmente si pongono alla sinistra del PCI: Pdup avanguardia operaia, lotta continua”.Nel corso dell’intervista affermavo testualmente che “i giovani del Fuan hanno
partecipato, e non in modo clandestino alla cacciata dall’università di Roma di Luciano Lama.
Continuavo sostenendo la necessita’ di un’analisi della società industrializzata e che l’impegno del
Fuan era cercare di capirne le contraddizioni e possibilmente di farle esplodere”. Il Settimanale
notava che la nostra analisi della crisi della società era fuori dai vecchi schemi nostalgici. “I mali
vanno ricercati nelle scelte operate negli anni ’50; con un modello di sviluppo neocapitalistico che
ha portato allo spostamento delle masse contadine e artigiane e alla loro ghettizzazione”.
Continuavo sostenendo che era scomparso il vecchio principio di autorità, l’ideologia comune.” I
giovani si sono allontanati dai loro genitori non cercando più il dialogo”. A trarre vantaggio da
questo stato di cose era stato il PCI che grazie alla rivolta universitaria del ’68 e alla conseguente
liberalizzazione degli accessi all’università era entrato ancora di più nell’area di potere fino
all’obbiettivo storico raggiunto in quel periodo: il PCI sosteneva una maggioranza di Governo.Il
sogno del blocco sociale gramsciano,studenti e operai insieme,era li’a un passo L’alternativa che
perseguivamo era totale rispetto a questo sistema liberal-capitalistico. Non eravamo però i
restauratori di un ‘ancien regime’, perché respingere questa società tecnologizzata è anacronistico.
Affermavo , che eravamo per una società a misura d’uomo, dove il lavoro è inteso come dovere
sociale, prima come responsabilità e dopo come proprietà. Continuavo affermando che “il nostro
discorso era rivolto ai disoccupati, i sottoccupati, i giovani, le donne, i disperati, i ghettizzati, i
diversi”. Proprio da questa analisi partiva l’identificazione con le ragioni esistenziali del
movimento. La protesta della stragrande maggioranza dei giovani non era una prospettiva
materialistica,ma si attaccava invece il sistema e i suoi valori. I ragazzi rifiutavano l’utopia marxista della liberazione futura. Volevano (volevamo) il presente e il personale. Respingevamo come Fuan totalmente la logica della P38. Testualmente “questo tipo di violenza non porta alla caduta del sistema ma al suo rafforzamento. I giovani lo hanno capito tanto è vero che la respingono mentre sono invece disponibili per una contestazione globale e quindi non marxista”. . Certo la posizione del Fuan era una posizione difficile con alle spalle un partito ripiegato in se stesso ,ancorato alle sue parole d’ordine ma che non leggeva i segni di un cambiamento sociale in atto. Dall’altra, frange di contestazione che avevano deciso la scelta irreversibile e senza ritorno della lotta armata.
Unaposizione eretica,quella del FUAN, che però rivendicava una propria originalità e presenza nella società italiana, che non si rifaceva a nessuno dei vecchi schemi precedenti e che potremmo definiresituazionista. La Caravella, aveva dato alla sua linea politica una connotazione esistenziale.
Ecco perché per molti versi si può parlare di un’occasione sprecata. Gli anni di piombo e lo schema ferocemente sostenuto dal catto comunismo era quello della legittimazione del pci, anche attraverso uno scontro frontale con i movimenti della neocontestazione. L’unico leader,peraltro schiacciato come vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, che comprese il movimento di rinnovamento in atto, fu il leader segretario del Psi Bettino Craxi che anche grazie a questa visione movimentista garanti comunque, nel decennio successivo, la modernizzazione dell’Italia negli anni ’80.

mercoledì 9 luglio 2008

Dopo l'inaugurazione, prossimi appuntamenti.

Sabato abbiamo inaugurato il locale. E' stata molto più di una festa. Clima sereno e progetti concreti.
E tanta tanta gente, tanta gioventù. Comunità da ogni parte della provincia di Frosinone e Roma. Ma aldilà dell'ottima riuscita della giornata (abbia contato circa 100 presenze), ci interessa fare il punto su quello che di concreto abbiamo realizzato con questo sabato non conforme. Abbiamo aperto con la conferenza di presentazione della comunità che ruota attorno alla Santabarbara - Libreria Non Conforme, sulle nostre strategie per alalrgare la comunità e ricevere consenso da parte della gente, ed infine con un significativo excursus sulla realtà di Casa Pound.
A seguire I NONNI hanno presentato la rivista AREA19, delirio fotografico in chiave futurista, un capolavoro di arte e poesia concentrato in tante pagine di qualità.
Durante la festa abbiamo avuto modo di conoscere la nostra gente che ci ha raggiunti da ogni comune della provincia.
Fondamentale la presentazione (grazie a FuturArdita) del mensile Occidentale, un rivista a tiratura nazionale alla quale parteciperemo inviando i nostri contributi dalla nostra redazione provinciale.
La cena è stata l'apoteosi, un momento centrale per dibattere dei temi più vari e per stare bene insieme.
La sensazione che abbiamo avuto è stata quella di una "forza tranquilla", consapevoli delle nostre potenzialità affrontiamo sereni e grintosi le sfide future.
Un futuro prossimo, che ci vedrà impegnati in diverse iniziative culturali e sociali.
Venerdì 11 luglio è in programma una trasferta della comunità ad Area 19 (Roma), in occasione della presentazione del libro "Fascismo di Pietra". Contestualmente avrete la possibilità di visitare l'area e i suoi misteriosi segreti, stare insieme e cenare in comunità. Vi invitiamo a partecipare, ci incontreremo direttamente ad Area19 - via monti della farnesina alle ore 19 (la presentazione del libro è alle 21 ma noi ci incontriamo prima). Chi avesse problemi di trasporto ci contatti, partiremo dalla nostra provincia insieme.

mercoledì 2 luglio 2008

BBB.


Ascolta Bio Beta Bunker.

Saremo presenti.


Appuntamento da non mancare, un'occasione per discutere e confrontarsi anche con il prof.Adriano Scianca.

venerdì 27 giugno 2008

Sul concetto di base militante.


L'alchimia contemplava un'azione fondamentale: Solve et Coagula.
Solve distrugge un elemento, per poi coagularlo in un nuovo insieme. Si distrugge il negativo e l'improduttivo, e si coagula un nuovo corpo positivo e funzionante.
Aplicare questo principio nella vita di associazione o di partito vuol dire rompere ogni schema conservatore, integrare la classe dirigente, distruggere e spezzare ogni legaccio con chi non è più in sintonia con i tempi che cambiano e, cosa più importante, tagliare i ponti con chi detiene simboli autoreferenziali (usati solo a proprio uso e consumo, privi di qualsiasi seguito, sterili).

Per farlo servono: indipendenza, stabilità economica per portare avanti le proprie strutture ed i propri progetti, consapevolezza dei propri mezzi e della propria comunità.
Sia chiaro un concetto: qualsiasi posizione che sia conservatrice tutela se stessa e non aumenta il consenso intorno a sè. L'unica via è assumere una posizione culturalmente rivoluzionaria e tatticamente simile all'acqua: indomabile, informe, incessante. Scopo: riempire i vuoti, svincolarsi da schemi precostituiti, affogare politicamente i nostri avversari.
La scelta di un leader conservatore ricade sul mantenere la propria posizione, gloriandosi delle cose fatte in passato che ora non sono più. Un conservatore è paragonabile ad una mummia. I suoi spazi sono mummifici con sarcofagi vuoti. Egli, però, si vanta dell'oro massiccio delle tombe piuttosto che notare il loro desolante interno vuoto.
Invece una scelta autenticamente di base militante è una scelta improntata alla socializzazione delle competenze, alla crescita della comunità anche al di fuori di essa, alla rivoluzione culturale e politica.

Da sempre la base sostiene il vertice, senza una base non esiste un vertice.
Sulla base poggiano le ruote della struttura, e la base decide dove questa deve svoltare.
Dalla base noi estraiamo un concetto semplice ma distruttivo per ogni conservatore reazionario: l'impatto del numero e della forza della militanza costante derivata da un'appartenenza viscerale ad una comunità per la quale si lotta.
Ecco perchè, come dice Sun Tzu, nel gioco della pietra che schiaccia l'uovo noi faremo la parte della pietra.
Povero uovo.

giovedì 26 giugno 2008

Salute.


Dalla rivista mensile Occidentale al foglio d'informazione locale Pungolo, passando per Area19, dum dum zoom, Donne a Azione, la Santabarbara e la sua comunità, tartarughe varie e in libertà, rinfresco, musica, cena a seguire, tanti ospiti tra cui un famoso capo indiano.

Che spettacolo.